La verità sulle accuse a Lyoness in Australia (e cosa sta succedendo nel 2019).

In Australia, Lyoness è stata accusata di essere uno schema piramidale nel 2015. Il caso è stato poi archiviato.

Questa archiviazione viene oggi impugnata da tutti i marketer Lyconet, come una vittoria, a sostegno della loro tesi che Lyoness non sia uno schema piramidale, nonostante evidenze, sanzioni e condanne ricevute in Austria, Italia, Polonia, Svizzera.

Ma si tratta davvero di una vittoria? In realtà, no.

Ecco perchè.

Da quando si è diffusa la notizia che le accuse di schema piramidale dell’ACCC contro Lyoness erano state archiviate, abbiamo cercato di mettere insieme ciò che potevamo dalle successive dichiarazioni dei giudici competenti e dell’ACCC.

I marketer Lyconet hanno inondato Internet con centinaia di comunicati stampa di puro spam, che celebravano la vittoria, rendendo difficile capire la realtà dei fatti.

La definizione di schema piramidale è più o meno simile a quella vigente in Italia o negli Stati Uniti, ma a differenza dell’Antitrust, che ha analizzato l’opportunità di guadagno in base agli anticipi, ignorando la comunità d’acquisto, l’autorità australiana ha agito in maniera diversa.

Ecco quindi il problema principale.

“Ai fini attuali è sufficiente notare che Lyoness Asia gestisce un programma di fidelizzazione in Australia.

Al centro del programma c’è l’idea che i membri, che acquistino beni o servizi da un’impresa convenzionata ,ricevano uno sconto e altri potenziali vantaggi”.

Questo è il tipo di assurdità che gli affiliati di Lyoness sono invitati a recitare come un mantra quando vengono loro chieste informazioni sugli investimenti necessari a diventare marketer.

Ed è ciò che è stato scritto anche nel materiale marchiato Lyoness Australia, e che gli avvocati inviavano a chiunque iniziasse a parlare di anticipi necessari in Lyoness.

Il problema è che per guadagnare, i marketer Lyconet devono affidarsi al sistema degli anticipi, secondo meccanismi che non vengono però chiariti nei “termini generali”.

Dal punto di vista legale, appaiono complessi, confusi, macchinosi, come riscontrato in Austria, Italia, Norvegia, Polonia, Svizzera, così tanto da permettere ai marketer di tagliare corto su ogni domanda scomoda relativa agli investimenti, parlando di shopping community.

Sebbene il giudice ammetta che “il modo in cui operano i sistemi di vendita a piramide, è stato detto, può essere “complesso ed elusivo”….. l’attuale programma fedeltà Lyoness non fa eccezione”.

Viene aggiunto:

“I membri Premium sono stati indotti a diventare membri Premium, versando anticipi, con la prospettiva che in tal modo avrebbero avuto diritto a ricevere benefici finanziari, essendo i benefici per i soci estesi di valore superiore a tali anticipi”.

A questo proposito la Commissione conclude che il programma fedeltà Lyoness fosse uno “schema piramidale”.

Sebbene siano evidenti le conclusioni, anche secondo il giudice Flick, che si è occupato del caso, l’attenzione dell’ACCC sul “programma anticipi” si è discostata da “almeno due aspetti sostanziali del caso in questione”.

Ciò riguarda il modo in cui gli avvocati dell’ACCC hanno presentato il loro caso in tribunale, rispetto a quanto depositato su carta.

La prima potenziale deviazione è passata proprio dal centro del caso in questione.

Come si diceva, lo “schema” espressamente identificato come “schema piramidale” oggetto della sfida era il “Lyoness Loyalty Program in Australia”, con focus maggiore sul sistema degli anticipi.

Il potenziale allontanamento da questa definizione dello “schema piramidale” basata sugli anticipi,  oggetto della contestazione in occasione dell’apertura, il primo giorno dell’udienza, è stato quello di limitare lo “schema piramidale” solo a quella parte del “Lyoness Loyalty Program” in base alla quale i “membri” (almeno dopo aprile 2012) potevano diventare “membri Premium”.

Non ho la presunzione di dire all’ACCC come depositare casi di possibili schemi piramidali, ma basta vedere come è stato fatto nei Paesi dove Lyoness è stata condannata (Svizzera, Italia, Austria, Norvegia, Polonia).

Lo schema delle Unità avrebbe dovuto essere al centro della denuncia presentata.

Lo schema di investimento basato sugli anticipi è proprio dove Lyoness abbandona la legalità, come evidenziato anche in Italia.

Riferirsi anche ai guadagni, agli scatti di qualifica e ai bonus derivanti dalla Shopping Community, non fa altro che indebolire le accuse. Ed è proprio ciò su cui contavano i promotori, quando hanno creato il sistema.

Il secondo potenziale scostamento dalle memorie contenute nella dichiarazione di apertura del caso della Commissione, ha focalizzato l’attenzione sulle parole introduttive all’articolo 45, paragrafo 1, lettera a), vale a dire la caratteristica che “alcuni o tutti i nuovi partecipanti devono fornire” un pagamento di partecipazione.

Sulla carta, l’ACCC ha dichiarato che:

“Un membro potrebbe diventare un membro premium, e che contrattualmente l’effettuazione di un “acconto” di 3.000 dollari era solo uno dei modi; e come dato di fatto esistevano un certo numero di membri che sono diventati membri Premium dopo l’aprile 2012, senza versare un “acconto”.

Questa discrepanza fra ciò che è stato depositato nel reclamo, e ciò che è stato presentato in tribunale, ha avuto un peso per il giudice Flick.

E ancora una volta sembra che l’ACCC si sia lasciata sfuggire dalle mani la palle, anziché tenere il punto dall’inizio e attenersi ad esso durante tutto il corso delle indagini.

L’eccezione che conferma la regola, in un tribunale annulla la regola. E così che si arriva al principio “in dubio pro reo“.

Quello che ne è seguito è stato un vero pasticcio in tribunale, di cui Lyoness ha cercato di trarre vantaggio, aggrappandosi al dettaglio che i membri Premium avevano comunque la possibilità di qualificarsi anche senza anticipi.

Dato che il processo era già iniziato, ovviamente non c’era abbastanza tempo per rimettere in carreggiata l’accusa..

Lyoness ha quindi presentato un’obiezione sostenendo un pregiudizio basato su un dettaglio nei fatti insignificante, e il giudice Flick ha deciso che una tale base di opposizione fosse, tutto considerato, fondata.

L’identificazione di un numero significativo di altri membri di questo tipo, in una data così vicina all’udienza, ha di fatto privato i giudicanti di ogni realistica opportunità di esaminare le circostanze, le attività e i pregressi storici di queste persone; l’identificazione – non per nome – ma per codice, poi, non ha fatto altro che causare un pregiudizio ancora maggiore.

L’ACCC ha avuto un anno per mettere insieme questo caso, e presentarlo.

Non è comprensibile il perché abbiano iniziato a rimpinzare di casi non abbastanza approfonditi le carte da presentare, poco prima del processo creando confusione.

Di fatto, favorendo la difesa.

Anche il quinto e ultimo giorno di processo, l’ACCC ha apportato modifiche alla sua dichiarazione iniziale di rivendicazione.

In sostanza, verso la chiusura delle udienze dei convenuti, e all’inizio dell’udienza dell’ultimo giorno, la Commissione ha presentato un’altra richiesta di ulteriore modifica, sia della domanda di modifica dell’origine modificata, che della dichiarazione di richiesta modificata!

Una catena di modifiche che con tutta probabilità ha fatto presumere al giudice che l’accusa fosse più confusa che persuasa.

In seguito è stata anche presentata una richiesta di ulteriori accertamenti, in relazione ad una problematica esistente nel procedimento.

Le modifiche riguardavano il chiarimento esplicito della natura degli investimenti dei Premium Member e di come questo fosse legato alla promozione di Lyoness in Australia.

Naturalmente, a seguito delle modifiche richieste l’ultimo giorno di prova, Lyoness si è opposta e il giudice Flick si è pronunciato a loro favore.

L’ACCC non è stata autorizzata ad apportare le modifiche richieste.

Per quanto non sia d’accordo con Lyoness che ha ricevuto il permesso di negare i chiarimenti del caso, cosa diavolo faceva l’ACCC nel corso dell’ultimo giorno di prova?

Perché il caso dell’ACCC non è stato trattato adeguatamente, prima che la questione fosse all’ordine del giorno?

Nel negare gli aggiornamenti proposti dall’ACCC, il giudice Flick ha praticamente detto loro che se volevano che lo schema degli Anticipi fosse il fulcro del caso, allora questo è ciò che avrebbero dovuto depositare inizialmente.

Il fatto stesso che gli anticipi, che erano il cuore della denuncia iniziale, fossero stati posti in secondo piano durante le prime udienze, per poi essere rispolverati in un disperato tentativo l’ultimo giorno, dimostra solo l’incompetenza e l’approssimazione dell’accusa.

Notevoli difficoltà sono state riscontrate anche per quanto riguarda il confronto, con un adeguato grado di certezza, di alcune delle basi fattuali su cui dovevano essere applicate le condizioni di cui all’articolo 45 del regolamento.

Ed è anche ovvio. Lyoness come schema piramidale/Ponzi non può essere identificato, se non ci si concentra sugli anticipi fin dall’inizio. Presentando la shopping community come fulcro, è ovvio che la verità si possa piegare a piacimento della difesa, in base a numeri e dati facilmente manipolabili da chi ne abbia accesso.

Diverso è concentrarsi sul rapporto tra fatturato degli anticipi, e fatturato proveniente dalla community.

Se si esclude a priori il fatturato degli anticipi, crolla tutto il castello delle accuse. Come crollerebbe in tutti gli schemi piramidali conclamati.

Escludi i versamenti iniziali, e non hai più lo schema piramidale. E’ anche abbastanza ovvio, visto che sono proprio gli anticipi ad essere illegali.

Il resto della sentenza del giudice Flick può essere letto sul sito web del Tribunale Federale Australiano.

Il problema in Australia è un fatto di pura matematica. Non avendo in questo Paese Lyoness gli stessi numeri dei Paesi in cui è stata già condannata o sanzionata, ogni singolo dato è importante.

Per il periodo da aprile 2012 ad aprile 2015, risultavano 234 persone divenute Premium tramite anticipi, e 50 persone Premium attraverso gli shopping point.

Purtroppo non si hanno notizie di ricorsi successivi, in seguito alla vittoria di Lyoness, ma… Veniamo ai giorni nostri.

Lyoness obbligata a rimborsare i recessi anche in Australia.

Ebbene sì, come si evince da una serie di video e post su Facebook che troverai allegati alla fine dell’articolo, lì dove hanno fallito le autorità, ha potuto la cocciutaggine dei professionisti privati.

Ben Ecker, che segue in diversi paesi le vittime di Lyoness per aiutarle ad ottenere i loro rimborsi, secondo il diritto di recesso imposto dai vari Paesi, si è attivato in questi anni anche in Australia.

Grazie anche all’appoggio di Craig Wotton (in foto), ex Direttore Generale di Lyoness in Australia, negli ultimi mesi il suo ufficio legale “Konflikt Management”, ha aiutato diverse vittime australiane di Lyoness ad ottenere indietro i loro soldi.

Su YouTube (link), è possibile guardare un video in cui Wotton legge una lettera di un ex marketer lyconet, Ian Chittick, che ringrazia lui e Ben Ecker e  per averlo aiutato a riavere indietro i suoi soldi.

Molte delle richieste di risarcimento che sono state presentate, sono relative ad anticipi di decine di migliaia di dollari e in alcuni casi superiori a centomila dollari versati da membri australiani.

Ciò che è veramente importante, nel video, è comprendere le parole di Chittick, per bocca di Wotton, rivolte a Ben, che riporto qui di seguito:

Capisco bene che la dirigenza Lyoness/Lyconet Management non voglia alcuna pubblicità su questi gravi avvenimenti.

Non è passato molto tempo da quando alcuni leader e dirigenti chiave si riferivano a te come a uno “spaventapasseri”, che presentava false richieste di risarcimento.

Ora devono inghiottire questi bocconi amari, mentre la loro reputazione personale finisce a brandelli.

Hai senza dubbio messo in discussione la loro onorabilità, che ora deve stare ai minimi storici.

Senza dubbio ci saranno un sacco di Lyconet Marketer nervosi, in cerca dei tuoi servizi nei prossimi mesi, soprattutto ora che la Norvegia e l’Italia sono state bandite dalle autorità di regolamentazione, con richieste di risarcimento da membri, segnalate solo in Italia per un importo di oltre 53 milioni di euro.

Continua con il vostro eccellente lavoro.

Non esiterei a raccomandare i tuoi servizi a tutte le altre vittime, non solo qui in Australia, ma in tutto il mondo.

Cordiali saluti

Ian Chittick
(Ex “Lyconet Premium Marketer” australiano)

Lo stesso Wotton ha postato sul suo canale YouTube le testimonianze di altri ex Lyconet australiani rimborsati grazie al loro aiuto:

Quindi, anche in Australia lo schema piramidale sta crollando, nonostante le autorità o l’azienda non rilascino chiarimenti ulteriori.

Un video in particolare afferma “Vittime australiane di Lyoness reclamano oltre 250 mila dollari di rimborsi”.

Insomma, la partita in Australia è tutt’altro che chiusa.

Vedremo come andrà a finire.

Fonti:

Per approfondire, leggi il nostro articolo: Luci e ombre di Lyoness: truffa o opportunità di guadagno?

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