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Scatta l’ordine di distruggere tutte le prove dell’esistenza di HyperFund.

In una comunicazione interna del 2 dicembre da parte di HyperVerse ai propri affiliati, è emerso l’ordine tassativo di eliminare dai loro profili Social ogni riferimento a HyperFund.

In particolare:

1) Viene ricordato che già da aprile, tutto il marketing doveva passare attraverso l’ufficio di conformità di HyperVerse per  l’approvazione.

Già dal 1° ottobre, solo le slide di presentazione ufficiali potevano essere utilizzate per spiegare HyperFund. E ogni membro doveva passare attraverso un rigoroso processo per essere approvato come “Presentatore” della comunità.

2) Dal primo dicembre, HyperFund non esiste più. Con l’implementazione di HyperVerse, i membri sono tenuti a eliminare tutto ciò che riguarda HyperFund (non solo a cambiare il nome).

Tutti i siti Web, la formazione, i video, i canali, le campagne e-mail, i gruppi di chat, ecc. TUTTI devono essere eliminati completamente.

Tutto questo, aggiunto alle informazioni già in nostro possesso, confermano che il cambio nome è stato fatto in fretta e furia per gettare fumo negli occhi agli investigatori dei Paesi che hanno posto sotto indagine l’azienda.

Che sia un modo affrettato di tentare di sfuggire alle autorità, e di continuare a spennare i polli, lo dimostra la linea temporale del progetto.

Solo pochi mesi fa Facebook ha annunciato che stava lavorando al MetaVerso, e guarda caso, dopo l’attenzione mediatica e l’inizio delle indagini in vari Paesi, è stato annunciato l’HyperVerso.

Che non fosse un progetto già previsto nella piattaforma, lo di mostra anche la data di registrazione del dominio, che risale solo a due settimane fa.

Ricordiamo che in questo momento l’azienda è sotto indagini per frode finanziaria nei seguenti Paesi:

  • Regno Unito,
  • Germania,
  • India,
  • Nuova Zelanda,
  • Nepal,
  • Bermuda,
  • Baliato di Guernsey.

Negli stessi Paesi, è stata dichiarata illegale per mancanza delle licenze necessarie e/o per schema piramidale.

In India, sono scattati i primi arresti.

In Australia, l’azienda è stata dichiarata fallita dalla Corte Suprema, per debiti.

Aggiornamento 10 dicembre 2021.

Un video ufficiale conferma l’ordine perentorio di rimozione di tutto il materiale.

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